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La Storia Il libretto completo LA STORIAIt was thanks to him, Simon Boccanegra, that the Palazzo Ducale took on the name that it still has today. Simon Boccanegra, a legendary hero of Genoa history, was in fact the first Doge (Governor) of the city and the first governor to dwell in this prestigious palace. In particular, his fame still survives thanks to the homonymous opera by Giuseppe Verdi.The political and family vicissitudes recounted in Verdi's opera, entitled Simon Boccanegra, who was first a corsair and later the first Doge of the Republic of Genoa, takes place in the first half of the 14th century. When still a young man, he had fallen in love with Jacopo Fiesco's daughter and a baby girl was born from this love affair. The child, Maria, was taken away from her father's care and then suddenly disappeared. Twenty-five years later, Boccanegra recognizes his daughter in Amelia, adopted by the Grimaldi family. The young lady loves, and her love is returned by, Gabriele Adorno, an aristocrat who conspires with Jacopo Fiesco against the Doge. But Gabriele has a contender, Paolo Albiani, who asks for Amelia's hand. The Doge is opposed to the marriage between Amelia and Paolo and the latter seeks revenge by kidnapping the young lady. Paolo Albiani incites the people and causes a revolt to break out against the Doge; he even tries to convince Fiesco and Adorno to murder Boccanegra. Gabriele seems inclined to such a misdeed, since he suspects that the Doge himself lies behind Amelia's kidnapping. But the young lady reveals that Simon Boccanegra is her real father and Gabriele abandons his mischievous plot. Paolo Albiani, after the failure of his conspiracy against the Doge, decides to poison Simone. Trama PROLOGO Una piazza di Genova. - Paolo Albani, filatore d'oro, e Pietro, popolano, discutono intorno all'elezione del nuovo primo abate o doge di Genova e Paolo propone il nome di Simon Boccanegra, corsaro al servizio della repubblica genovese; i due si accordano su codesto nome non tanto per la stima che Simone si merita, ma per odio ai patrizi e per speranza di prebende e di onori. Giunge Boccanegra. Paolo gli parla della decisione di eleggerlo doge; Simone è riluttante e si schermisce. Accetta, poi, quando Paolo lo fa riflettere sul fatto che se egli salirà a tale dignità suprema, Jacopo Fiesco non potrà più negargli la mano della figlia Maria, da Simone sedotta e teneramente amata, adesso tenuta prigioniera nel palazzo dei Fieschi. Per amor di Maria, Simone accetta la candidatura e promette a Paolo onori e ricchezze per quando sarà salito al potere. Dal suo palazzo esce Jacopo Fiesco; si appressa ad un'immagine della Vergine e la invoca; ma giunge la notizia della morte di Maria, avvenuta in seguito alla grande pena per il suo contrastato amore. Simone implora, adesso, il perdono di Fiesco ed il suo consenso alle nozze con Maria, della quale ignora la morte. Fiesco risponde che non perdonerà mai l'affronto fatto all'onore della figlia a meno che Simone non consegni a lui la creaturina nata dalla clandestina relazione. Simone comunica che non può esaudire tale desiderio perché la bimba, da lui affidata ad una donna di Pisa, venne rapita, dopo l'improvvisa morte della nutrice, né fu possibile rintracciarla. Fiesco nega il suo perdono e si allontana. Simone, pazzo d'ira e di dolore, trovando la porta aperta del palazzo Fieschi, entra per rivedere la donna amata; si ode il grido di orrore di lui nel rinvenirla cadavere. Sulla piazza il popolo si aduna e plaude all'elezione di Boccanegra a doge. Incisione di Ximenes per la rappresentazione scaligera del Simon Boccanegra del 1881. ATTO PRIMO Nel giardino del palazzo Grimaldi, venticinque anni dopo. - Amelia Grimaldi attende l'uomo amato, Gabriele Adorno, che, insieme con altri nobili, cospira contro il doge Simone. Fra i due innamorati si svolge un breve colloquio durante il quale Amelia avverte Gabriele che il doge verrà da lei per chiederne la mano di sposa per il suo cortigiano favorito, Paolo Albani; e supplica Gabriele di affrettare le loro nozze. Giunge Andrea Grimaldi, padre di Amelia, cui Gabriele chiede il consenso per le nozze; Andrea lo concede, ma confida a Gabriele che Amelia non è sua figlia, benché da tutti creduta tale. Amelia è un'ignota orfanella che, fin da piccola, sostituì la vera figlia di Andrea, defunta; e ciò perché, se non ci fosse stato un erede, il nuovo doge si sarebbe impossessato delle ricchezze dei fuorusciti Grimaldi. Gabriele risponde che, qualunque sia la nascita della fanciulla, egli ama Amelia; Andrea è ben lieto di provvedere subito ai preparativi per le nozze. Giunge Simone; questi vorrebbe che Amelia sposasse Paolo; ma la giovane, spinta a ciò dalla bontà di Simone, gli confessa che ella è già fidanzata e gli confida pure ch'ella non è figlia di Andrea Grimaldi, bensì una fanciulla orfana raccolta in Pisa. Ben presto i due, aiutati da un'immagine che Amelia conserva della propria madre e in cui Simone ravvisa Maria Fiesco, si riconoscono per padre e figlia e si abbracciano felici. Simone avverte Paolo di rinunziare ad ogni mira sulla giovinetta; ma Paolo giura di vendicarsi e si accorda con Pietro per rapire la fanciulla. Frontespizio dello spartito originale stampato da Ricordi per la nuova edizione del Simon Boccanegra, rappresentato al Teatro alla Scala di Milano il 24 marzo 1881. ATTO SECONDO Nella sala del Gran Consiglio del Palazzo degli Abati. - Simone, contro il parere dei consiglieri che invocano guerra a Venezia, invita alla pace fra le varie città italiane, facendo appello al sentimento di fratellanza. Ma un tumulto è sorto in piazza. Simone vede dal balcone Gabriele Adorno assalito dalla plebe. Il popolo inveisce contro il doge; il quale, però, domina la situazione ed invita i tumultuanti ad entrare nel palazzo a render conto della causa della sommossa. Finalmente si apprende che Gabriele ha ucciso un certo Lorenzino, reo di aver rapito Amelia per ordine di Paolo Albani; Gabriele, ignorando che Simone è il vero padre di Amelia, reputa lui il mandatario e gli si scaglia contro per ucciderlo. Ma ecco Amelia apparire e dividere i due. Essa racconta del rapimento, della sua fuga e fulmina con lo sguardo Paolo, ch'essa ben sa essere l'istigatore del ratto. Si verifica un nuovo tumulto fra nobili e plebei che Simone riesce a sedare; trattiene in prigione, per una sola notte, Gabriele, ma fa ben comprendere a Paolo ch'egli ha indovinato la sua colpevolezza. Franco Faccio, primo direttore della versione rinnovata del Simon Boccanegra, andata in scena al Teatro alla Scala il 24 marzo 1881, e i primi interpreti Victor Maurel (ruolo del titolo) e Francesco Tamagno (Adorno). ATTO TERZO Scena prima - Una sala dell'appartamento ducale di Genova. Paolo vuole uccidere Simone e incita Fiesco, che sa aver cospirato contro il doge, ad assassinarlo con una pugnalata. Ma il gentiluomo, da nemico leale, ricusa il vile consiglio. Paolo, allora, si rivolge a Gabriele che per quella notte è stato trattenuto al palazzo e lo incita contro il doge dicendogli che Simone è innamorato di Amelia e che la giovinetta si trova presso il doge per essere sottoposta ai pravi desideri del vegliardo. Paolo, quindi, lo lascia, dopo aver versato in una tazza, all'insaputa di Gabriele, un potente veleno che procura una morte lenta ma sicura. In un dialogo fra Amelia e Simone, la fanciulla confessa al padre il suo amore per Gabriele; per quanto Simone sappia che il giovane Adorno è un acerrimo nemico, consente alle nozze purché egli si ravveda. Simone resta solo; si sente stanco, assetato. Lentamente versa dell'acqua nella tazza che è sulla tavola; senza avvedersene, ne sorbisce il veleno. Poi si addormenta e, nel sonno, viene sorpreso da Gabriele che si scaglia su di lui per pugnalarlo. Ma sopraggiunge Amelia che spiega al fidanzato che l'amore che la unisce al doge è affetto di figlia per il padre. Gabriele chiede perdono e s'avvia verso i nemici di Simone che tumultuano in piazza, messaggero di pace e di concordia. Scena seconda - In una sala del palazzo ducale. Paolo, che viene condotto al patibolo dopo essere stato arrestato mentre distribuiva armi ai rivoltosi, ode il canto nuziale per le nozze fra Amelia e Gabriele che si celebrano nel palazzo. Sconvolto dalla rabbia, egli confessa a Jacopo Fiesco di essersi già vendicato, avvelenando il doge che morirà, quindi, dopo un'atroce agonia. Fiesco, pur nemico politico di Simone e incapace di perdonare a chi, in un lontano giorno, gli sedusse la figlia, ascolta con orrore la rivelazione di Paolo. Quando Simone appare, Fiesco lo avverte della condanna che pesa sul suo capo, condanna che significa punizione di un antico oltraggio; ma Simone si volge a lui festoso annunziandogli che potrà ora ottenere il suo perdono, in quanto può adesso consegnargli la creaturina natagli dalla figlia di Fiesco. La creatura è ritrovata; quella che fu creduta Amelia Grimaldi è invece Maria Boccanegra, figlia di Maria Fiesco. Ecco apparire la giovane sposa: Simone, già moribondo, la invita a gettarsi fra le braccia di Jacopo Fiesco chiamandolo nonno; e induce il popolo a proclamare Gabriele nuovo doge di Genova. Verdi e Boito a Villa S. Agata IL LIBRETTOSimon BoccanegraMelodramma in un prologo e tre atti Musica di Giuseppe Verdi Libretto di Francesco Maria Piave PERSONAGGI Simon Boccanegra, primo doge di Genova, Baritono Maria Boccanegra, sua figlia, sotto il nome di Amelia Grimaldi, Soprano Jacopo Fiesco, sotto il nome d'Andrea, Basso Gabriele Adorno, gentiluomo genovese, Tenore Paolo Albiani, cortigiano favorito del Doge, Baritono Pietro, altro cortigiano, Baritono Un Capitano dei balestrieri, Tenore Un'Ancella di Amelia, Mezzosoprano Soldati, Marinai, Popolo, Senatori, Corte del Doge, ecc. L'azione è in Genova e sue vicinanze, intorno alla metà del secolo XIV. N.B.: Tra il Prologo ed il Dramma passano 25 anni. PROLOGO ATTO I ATTO II ATTO III PROLOGO SCENA I Una Piazza di Genova. Nel fondo la chiesa di San Lorenzo. A destra il palazzo dei Fieschi con gran balcone: nel muro di fianco al balcone è un'immagine, davanti a cui arde un lanternino; a sinistra altre case. Varie strade conducono alla piazza. È notte. Paolo e Pietro in iscena, continuando un discorso. PAOLO: Che dicesti?... all'onor di primo abate Lorenzin, l'usuriere?... PIETRO: Altro proponi Di lui più degno! PAOLO: Il prode che da' nostri Mari cacciava l'african pirata, E al ligure vessillo Rese l'antica nominanza altera. PIETRO: Intesi... e il premio?... PAOLO: Oro, possanza, onore. PIETRO: Vendo a tal prezzo il popolar favore. (Si dan la mano; Pietro parte.) SCENA II Paolo, solo. PAOLO: Aborriti patrizi, Alle cime ove alberga il vostro orgoglio, Disprezzato plebeo, salire io voglio. SCENA III Detto e Simone che entra frettoloso. SIMONE: Un amplesso... Che avvenne? - Da Savona Perché qui m'appellasti? PAOLO: All'alba eletto Esser vuoi nuovo abate? SIMONE: Io?... no. PAOLO: Ti tenta Ducal corona? SIMONE: Vaneggi? PAOLO (con intenzione): E Maria? SIMONE: O vittima innocente Del funesto amor mio!... Dimmi, di lei Che sai? Le favellasti?... PAOLO (additando il palazzo Fieschi): Prigioniera Geme in quella magion... SIMONE: Maria! PAOLO: Negarla Al Doge chi potria? SIMONE: Misera! PAOLO: Assenti! SIMONE: Paolo... PAOLO: Tutto disposi... e sol ti chiedo Parte ai perigli e alla possanza... SIMONE: Sia... PAOLO: In vita e in morte?... SIMONE: Sia. PAOLO: S'appressa alcun... T'ascondi... Per poco ancor, mistero ti circondi. (Simone s'allontana, Paolo si trae in disparte presso il palazzo dei Fieschi) SCENA IV Paolo, Pietro, Marinari e Artigiani. PIETRO: All'alba tutti qui verrete? CORO: Tutti. PIETRO: Niun pei patrizi?... CORO: Niuno. - A Lorenzino Tutti il voto darem. PIETRO: Venduto è a' Fieschi. CORO: Dunque chi fia l'eletto? PIETRO: Un prode. CORO: Sì. PIETRO: Un popolan... CORO: Ben dici... ma fra i nostri Sai l'uom? PIETRO: Sì. CORO: E chi?... Risuoni il nome suo!... PAOLO (avanzandosi): Simone Boccanegra. CORO: Il Corsar? PAOLO: Sì... il Corsaro all'alto scranno... CORO: E qui? PAOLO: Verrà. CORO: E i Fieschi? PAOLO: Taceranno. (Chiama tutti intorno a sé; quindi, indicando il palazzo de' Fieschi, dice loro con mistero) L'atra magion vedete?... de' Fieschi è l'empio ostello, Una beltà infelice geme sepolta in quello; Sono i lamenti suoi la sola voce umana Che risuonar s'ascolta nell'ampia tomba arcana. CORO: Già volgono più lune, che la gentil sembianza Non allegrò i veroni della romita stanza; Passando ogni pietoso invan mirar desia La bella prigioniera, la misera Maria. PAOLO: Si schiudon quelle porte solo al patrizio altero, Che ad arte si ravvolge nell'ombre del mistero... Ma vedi in notte cupa per le deserte sale Errar sinistra vampa, qual d'anima infernale. CORO: Par l'antro de' fantasimi!... O qual terror!... PAOLO: Guardate, (Si vede il riverbero d'un lume) La fatal vampa appare... CORO: Oh ciel!... PAOLO: V'allontanate. Si caccino i demoni col segno della croce... All'alba. CORO: Qui. PIETRO: Simon. CORO: Simone ad una voce. (Partono) SCENA V Fiesco esce dal palazzo. FIESCO: A te l'estremo addio, palagio altero, Freddo sepolcro dell'angiolo rnio!... Né a proteggerti io valsi!... Oh maledetto!... E tu, Vergin, soffristi (volgendosi all'immagine) Rapita a lei la verginal corona?... Ma che dissi!... deliro!... ah mi perdona! Il lacerato spirito Del mesto genitore Era serbato a strazio D'infamia e di dolore. Il serto a lei de' martiri Pietoso il cielo diè... Resa al fulgor degli angeli, Prega, Maria., per me. (S'odono lamenti dall'interno del palazzo) DONNE: È morta!... È morta!... a lei s'apron le sfere!... Mai più!... mai più non la vedremo in terra!... UOMINI: Miserere!... miserere!... (Varie persone escono dal palazzo, e traversando mestamente la piazza, s'allontanano) SCENA VI Detto e Simone che ritorna in scena esultante. SIMONE: Suona ogni labbro il mio nome. - O Maria, Forse in breve potrai Dirmi tuo sposo!... (scorge Fiesco) Alcun veggo!... chi fia? FIESCO: Simon?... SIMONE: Tu! FIESCO: Qual cieco fato A oltraggiarmi ti traea?... Sul tuo capo io qui chiedea L'ira vindice del ciel. SIMONE: Padre mio, pietade imploro Supplichevole a' tuoi piedi. Il perdono a me concedi... FIESCO: Tardi è omai SIMONE: Non sii crudel. Sublimarmi a lei sperai Sopra l'ali della gloria, Strappai serti alla vittoria Per l'altare dell'amor! FIESCO: Io fea plauso al tuo valore, Ma le offese non perdono... Te vedessi asceso in trono... SIMONE: Taci... FlESCO: Segno all'odio mio E all'anatema di Dio È di Fiesco l'offensor SIMONE: Pace... FIESCO: No - pace non fora Se pria l'un di noi non mora. SIMONE: Vuoi col sangue mio placarti? (Gli presenta il petto) Qui ferisci... FIESCO (ritraendosi con orgoglio): Assassinarti?... SIMONE: Sì, m'uccidi, e almen sepolta Fia con me tant'ira... FIESCO: Ascolta: Se concedermi vorrai L'innocente sventurata Che nascea d'impuro amor, Io, che ancor non la mirai, Giuro renderla beata, E tu avrai perdono allor. SIMONE: Non poss'io! FIESCO: Perché? SIMONE: Rubella Sorte lei rapi... FIESCO: Favella. SIMONE: Del mar sul lido tra gente ostile Crescea nell'ombra quella gentile; Crescea lontana dagli occhi miei, Vegliava annosa donna su lei. Di là una notte varcando, solo Dalla mia nave scesi a quel suolo. Corsi alla casa... n'era la porta Serrata, muta! FIESCO: La donna? SIMONE: Morta. FIESCO: E la tua figlia?... SIMONE: Misera, trista, Tre giorni pianse, tre giorni errò; Scomparve poscia, né fu, più vista, D'allora indarno cercata io l'ho. FIESCO: Se il mio desire compir non puoi, Pace non puote esser tra noi! Addio, Simone... (Gli volge le spalle) SIMONE: Coll'amor mio Saprò placarti. FIESCO (freddo senza guardarlo): No. SIMONE: M'odi. FIESCO: Addio. (S'allontana, Poi si arresta in disparte ad osservare) SIMONE: Oh de' Fieschi implacata, orrida razza! E tra cotesti rettili nascea Quella pùra beltà?... Vederla io voglio... Coraggio! (Va alla porta del palazzo e batte tre colpi) Muta è la magion de' Fieschi? Dischiuse son le porte!... Quale mistero!... entriam. (Entra nel palazzo) FIESCO: T'inoltra e stringi Gelida salma. SIMONE (comparso sul balcone): Nessuno!... qui sempre Silenzio e tenebra!... (Stacca il lanternino della Immagine, ed entra; s'ode un grido poco dopo) Maria!... Maria!! FIESCO: L'ora suonò del tuo castigo... SIMONE (esce dal palazzo atterrito): È sogno!... Sì; spaventoso, atroce sogno il mio! VOCI (da lontano): Boccanegra!... SIMONE: Quai voci! VOCI (più vicine): Boccanegra! SIMONE: Eco d'inferno è questo!... SCENA VII Detti, Paolo, Pietro, Marinai, Popolo d'ambo i sessi con fiaccole accese. PAOLO E PIETRO: Doge il popol t'acclama! SIMONE: Via fantasmi! PAOLO E PIETRO: Che di' tu?... SIMONE: Paolo!... Ah!... una tomba... PAOLO: Un trono!... FIESCO: (Doge Simon... m'arde l'inferno in petto!..) CORO: Viva Simon, del popolo l'eletto!!! (S'alzano le fiaccole, le campane suonano a stormo... tamburi, ecc., ed alle grida Viva Simone cala il sipario) ATTO PRIMO PROLOGO ATTO I ATTO II ATTO III SCENA I Giardino de' Grimaldi fuori di Genova. Alla sinistra il palazzo; di fronte il mare. Spunta l'aurora. Amelia osservando l'orizzonte. I.: Come in quest'ora bruna Sorridon gli astri e il mare! Come s'unisce, o luna, All'onda il tuo chiaror! Amante amplesso pare Di due verginei cor! II.: Ma gli astri e la marina Che pingono alla mente Dell'orfana meschina?... La notte atra, crudel, Quando la pia morente Sclamò: ti guardi il ciel. III.: O altero ostel, soggiorno Di stirpe ancor più altera, Il tetto disadorno Non obliai per te!... Solo in tua pompa austera Amor sorride a me.. (È giorno) S'inalba il ciel, ma l'amoroso canto Non s'ode ancora!... Ei mi terge.ogni dì, come l'aurora La rugiada dei fior, del ciglio il pianto. UNA VOCE (lontana): Cielo di stelle orbato, Di fior vedovo prato, È l'alma senza amor. AMELIA: Ciel!... la sua voce!... È desso!... Ei s'avvicina!... oh gioia!... "Tutto m'arride l'universo adesso!..." UNA VOCE (più vicina): Se manca il cor che t'ama, Non empiono tua brama Gemme, possanza, onor. AMELIA: Ei vien!... l'amor M'avvampa in seno E spezza il freno L'ansante cor! SCENA II Detta e Gabriele dalla destra. GABRIELE: Anima mia! AMELIA: Perché sì tardi giungi? GABRIELE: Perdona, o cara... I lunghi indugi miei T'apprestano grandezza... AMELIA: Pavento... GABRIELE: Che? AMELIA: L'arcano tuo conobbi... A me il sepolcro appresti, Il patibolo a te!... GABRIELE: Che pensi? AMELIA: Io amo Andrea qual padre, il sai; Pur m'atterrisce... In cupa Notte non vi mirai Sotte le tetre volte errar sovente Pensosi, irrequieti? GABRIELE: Chi? AMELIA: Tu, e Andrea, E Lorenzino e gli altri... GABRIELE: Ah taci... il vento Ai tiranni potria recar tai voci! Parlan le mura... un delator s'asconde Ad ogni passo... AMELIA: Tu tremi?... GABRIELE: I funesti. Fantasmi scaccia! AMELIA: Fantasmi dicesti? Vieni a mirar la cerula - Marina tremolante; Là Genova torreggia Sul talamo spumante; Là i tuoi nemici imperano, Vincerli indarno speri... Ripara i tuoi pensieri Al porto dell'amor. GABRIELE: Angiol che dall'empireo Piegasti a terra l'ale, E come faro sfolgori Sul tramite mortale, Non ricercar dell'odio I funebri misteri; Ripara i tuoi pensieri Al porto dell'amor. AMELIA (passando a destra): Ah! GABRIELE: Che mai fia? AMELIA: Vedi quell'uom?... qual ombra Ogni dì appar. GABRIELE: Forse un rival?... SCENA III Detti, un'Ancella, quindi Pietro. ANCELLA: Del Doge Un messaggier di te chiede. AMELIA: S'appressi. (L'Ancella esce) GABRIELE: Chi sia veder vogl'io... (Va per uscire) AMELIA (fermandolo): T'arresta. PIETRO (inchinandosi ad Amelia): Il Doge Dalle caccie tornando di Savona Questa magion visitar brama. AMELIA: Il puote. (Pietro parte) SCENA IV Gabriele ed Amelia. GABRIELE: Il Doge qui? AMELIA: Mia destra a chieder viene. GABRIELE: Per chi? AMELIA: Pel favorito suo. - D'Andrea Vola in cerca... T'affretta... va... prepara Il rito nuzial...mi guida all'ara A2: Sì, sì dell'ara il giubilo Contrasti il fato avverso, E tutto l'universo Io sfiderò con te. Innamorato anelito È del destin più forte, Amanti oltre la morte Sempre vivrai con me. (Amelia entra nel palazzo) SCENA V Gabriele va per uscire dalla destra e incontra Andrea. GABRIELE: (Propizio giunge Andrea!) ANDREA: Sì mattutino Qui?... GABRIELE: A dirti... ANDREA: Che ami Amelia. GABRIELE: Tu che lei vegli con paterna cura A nostre nozze assenti? ANDREA: Alto mistero Sulla vergine incombe. GABRIELE: E qual? ANDREA: Se parlo Forse tu più non l'amerai. GABRIELE: Non teme Ombra d'arcani l'amor mio! T'ascolto. ANDREA: Amelia tua d'umile stirpe nacque. GABRIELE: La figlia dei Grimaldi! ANDREA: No - la figlia Dei Grimaldi morì tra consacrate Vergini in Pisa. Un'orfana raccolta Nel chiostro il dì che fu d'Amelia estremo Ereditò sua cella... GABRIELE: Ma come de' Grimaldi Anco il nome prendea?... ANDREA: De' fuorusciti Perseguia le ricchezze il nuovo Doge; E la mentita Amelia alla rapace Man sottrarle potea. GABRIELE: L'orfana adoro! ANDREA: Di lei se' degno. GABRIELE: A me fia dunque unita? ANDREA: In terra e in ciel! GABRIELE: Ah! tu mi dai la vita. ANDREA: Vieni a me, ti benedico Nella pace di quest'ora, Lieto vivi e fido adora L'angiol tuo, la patria, il ciel! GABRIELE: Eco pio del tempo antico, La tua voce è un casto incanto; Serberà ricordo santo De' tuoi detti il cor fedel. (Squilli di trombe) Ecco il Doge. Partiam. Ch'ei non ti scorga. ANDREA: Ah! presto il dì della vendetta sorga! (Partono) SCENA VI Doge, Paolo e seguito, poi Amelia dal palazzo. DOGE: Paolo. PAOLO: Signor. DOGE: Ci spronano gli eventi, Di qua partir convien. PAOLO: Quando? Allo squillo dell'ora. (Ad un cenno del Doge il corteggio s'avvia dalla destra) PAOLO (nell'atto di partire scorge Amelia): (Oh qual beltà!) SCENA VII Amelia e il Doge. DOGE: Favella il Doge Ad Amelia Grimaldi? AMELIA: Così nomata sono. DOGE: E gli esuli fratelli tuoi non punge Desio di patria? AMELIA: Possente... ma... DOGE: Intendo... A me inchinarsi sdegnano i Grimaldi... Così risponde a tanto orgoglio il Doge... (Le porge un foglio) AMELIA (leggendo): Che veggo!... il lor perdono? DOGE: E denno a te della clemenza il dono. Dinne, perché in quest'eremo Tanta beltà chiudesti? Del mondo mai le fulgide Lusinghe non piangesti? Il tuo rossor mel dice... AMELIA: T'inganni, io son felice... DOGE: Agli anni tuoi l'amore... AMELIA: Ah mi leggesti in core! Amo uno spirto angelico Che ardente mi riama... Ma di me acceso, un perfido, L'orror dei Grimaldi brama... DOGE: Paolo! AMELIA: Quel vil nomasti!... E poiché tanta Pietà ti muove dei destini miei, Vo' svelarti il segreto che mi ammanta... Non sono una Grimaldi!... DOGE: Oh ! ciel... chi sei?... AMELIA: Orfanella il tetto umile M'accogliea d'una meschina, Dove presso alla marina Sorge Pisa... DOGE: In Pisa tu? AMELIA: Grave d'anni quella pia Era solo a me sostegno; Io provai del ciel lo sdegno, Colla tremola sua mano Involata ella mi fu. Pinta effigie mi porgea. Le sembianze esser dicea Della madre ignota a me. Mi baciò, mi benedisse, Levò al ciel, pregando, i rai... Quante volte la chiamai L'eco sol risposta diè. DOGE (tra sé): (Se la speme, o ciel clemente, Fosse sogno!... estinto io sia Ch'or sorride all'alma mia, Della larva al disparir!) AMELIA: Come tetro a me dolente S'appressava l'avvenir! DOGE: Dinne... alcun là non vedesti?... AMELIA: Uom di mar noi visitava... DOGE: E Giovanna si nomava Lei che i fati a te rapîr?... AMELIA: Sì. DOGE: E l'effigie non somiglia Questa? (Trae dal seno un ritratto, lo porge ad Amelia, che fa altrettanto) AMELIA: Uguali son!... DOGE: Maria!... AMELIA: Il mio nome!... DOGE: Sei mia figlia. AMELIA: Io... DOGE: M'abbraccia, o figlia mia. AMELIA: Padre, padre il cor ti chiama! Stringi al sen Maria che t'ama. DOGE: Figlia!... a tal nome palpito Qual se m'aprisse i cieli... Un mondo d'ineffabili Letizie a me riveli; Qui un paradiso il tenero Padre ti schiuderà... Di mia corona il raggio La gloria tua sarà. AMELIA: Padre, vedrai la vigile Figlia a te sempre accanto; Nell'ora malinconica Asciugherò il tuo pianto... Avrem gioie romite Note soltanto al ciel, Io la colomba mite Sarò del regio ostel. (Amelia, accompagnata dal padre fino alla soglia, entra nel palazzo; il Doge la contempla estatico mentre ella si allontana) SCENA VIII Doge e Paolo dalla destra. PAOLO: Che rispose? DOGE: Rinunzia ogni speranza. PAOLO: Doge, nol posso!... DOGE: Il voglio. (Parte) PAOLO: Il vuoi!... scordasti che mi devi il soglio? SCENA IX Paolo e Pietro dalla destra. PIETRO: Che disse? PAOLO: A me negolla. PIETRO: Che pensi tu? PAOLO: Rapirla. PIETRO: Come? PAOLO: Sul lido a sera La troverai solinga. Si tragga al mio naviglio; Di Lorenzin si rechi Alla magion. PIETRO: S'ei nega? PAOLO: Digli che so sue trame, E presterammi aita... Tu gran mercede avrai... PIETRO: Ella sarà rapita. (Escono) SCENA X Sala del Consiglio nel Palazzo degli Abati. Il Doge seduto sul seggio ducale; da un lato, dodici Consiglieri nobili; dall'altro lato, dodici Consiglieri popolani. Seduti a parte, quattro Consoli del mare e i Connestabili Paolo e Pietro stanno sugli ultimi seggi dei popolani. Un Araldo. DOGE: Messeri, il re di Tartaria vi porge Pegni di pace e ricchi doni e annunzia schiuso l'Eusin alle liguri prore. Acconsentite? TUTTI: Sì. DOGE: Ma d'altro voto Più generoso io vi richiedo. ALCUNI: Parla. DOGE: La stessa voce che tuonò su Rienzi; Vaticinio di gloria e poi di morte, Or su Genova tuona. - Ecco un messaggio (Mostrando uno scritto) Del romito di Sorga, ei per Venezia Supplica pace... PAOLO (interrompendolo): Attenda alle sue rime Il cantor della bionda Avignonese. TUTTI (ferocemente): Guerra a Venezia! DOGE: E con quest'urlo atroce Fra due liti d'Italia erge Caino La sua clava cruenta! - Adria e Liguria Hanno patria comune. TUTTI: È nostra patria Genova. (Tumulto lontano) PIETRO: Qual clamor! ALCUNI: D'onde tai grida? PAOLO (balzando e dopo essere accorso al verone): Dalla piazza de' Fieschi. TUTTI (alzandosi): Una sommossa! PAOLO (sempre alla finestra, lo ha raggiunto Pietro): Ecco una turba di fuggenti. DOGE: Ascolta. (Il tumulto si fa più forte) PAOLO (origliando): Si sperdon leparole... VOCI INTERNE: Morte! TUTTI: Morte! PAOLO, PIETRO: È lui? DOGE (che ha udito ed è presso al verone): Chi? PIETRO: Guarda. DOGE (guardando): Ciel! Gabriele Adorno Dalla plebe assalito... accanto ad esso Combatte un Guelfo. A me un araldo. PIETRO (sommesso): (Paolo, Fuggi o sei côlto). DOGE (guardando Paolo che s'avvia): Consoli del mare, Custodite le soglie! Olà, chi fugge È un traditor. (Paolo confuso s'arresta) VOCI (in piazza): Morte ai patrizi! CONSIGLIERI NOBILI (sguainando le spade): All'armi! VOCI (in piazza): Viva il popolo! CONSIGLIERI POPOLANI (sguainando le spade): Evviva! DOGE: E che? voi pure? Voi; qui!! vi provocate? VOCI (in piazza): Morte al Doge. DOGE: (ergendosi con possente alterezza; sarà giunto l'araldo): Morte al Doge? sta ben. - Tu, araldo, schiudi Le porte del palagio e annuncia al volgo Gentilesco e plebeo ch'io non lo temo Che le minaccie udii, che qui li attendo... Nelle guaine i brandi. (Ai Consiglieri che ubbidiscono) VOCI (in piazza): Armi! saccheggio! Fuoco alle case! ALTRE VOCI: Ai trabocchi! ALTRE Alla gogna! DOGE: Squilla la tromba dell'araldo... ei parla... (Una tromba lontana. Tutti stanno attenti origliando. Silenzio) Tutto è silenzio.... UNO SCOPPIO DI GRIDA: Evviva! VOCI: (più vicine): Evviva il Doge! DOGE: Ecco le plebi! SCENA XI Irrompe la folla dei popolani, i Consiglieri, ecc., ecc , molte donne, alcuni fanciulli, il Doge, Paolo, Pietro. I Consiglieri nobili sempre divisi dai popopolani. Adorno e Fiesco afferrati dal popolo. POPOLO: Vendetta! vendetta! Spargasi il sangue del fiero uccisor! DOGE (ironicamente): Quest'è dunque del popolo la voce? Da lungi tuono d'uragan, da presso Gridio di donne e di fanciulli. Adorno, Perché impugni l'acciar? GABRIELE: Ho trucidato Lorenzino. POPOLO: Assassin! GABRIELE: Ei la Grimaldi Aveva rapita. DOGE: (Orror!) POPOLO: Menti! GABRIELE: Quel vile Pria di morir disse che un uom possente Al crimine l'ha spinto. PIETRO (a Paolo): (Ah! sei scoperto!) DOGE (con agitazione): E il nome suo? GABRIELE (fissando il Doge con tremenda ironia): T'acqueta! il reo si spense Pria di svelarlo. DOGE: Che vuoi dir? GABRIELE (terribilmente): Pel cielo! Uom possente tu se'! DOGE (a Gabriele): Ribaldo! GABRIELE (al Doge slanciandosi): Audace Rapitor di fanciulle! ALCUNI: Si disarmi! GABRIELE: Empio corsaro incoronato! muori! (Disvincolandosi e correndo per ferire il Doge) SCENA XII Amelia e detti. AMELIA (entrando ed interponendosi fra i due assalitori e il Doge): Ferisci! DOGE, FIESCO, GABRIELE: Amelia! TUTTI: Amelia! AMELIA: O Doge... ah salva... Salva l'Adorno tu. DOGE: Nessun l'offenda. (Alle guardie che si sono impossessate di Gabriele per disarmarlo) Cade l'orgoglio e al suon del suo dolore Tutta l'anima mia parla d'amore... Amelia, di' come tu fosti rapita E come al periglio potesti campar. AMELIA: Nell'ora soave che all'estasi invita Soletta men givo sul lido del mar. Mi cingon tre sgherri, m'accoglie un naviglio. POPOLO: Orror! AMELIA: Soffocati non valsero i gridi... Io svenni e al novello dischiuder del ciglio Lorenzo in sue stanze presente mi vidi.... TUTTI: Lorenzo! AMELIA: Mi vidi prigion dell'infame! Io ben di quell'alma sapea la viltà. Al Doge, gli dissi? NOBILI (ai Popolani): Abbasso le scuri! AMELIA: Pietà! DOGE (possentemente): Fratricidi!!! Plebe! Patrizi! Popolo Dalla feroce storia! Erede sol dell'odio Dei Spinola e dei D'Oria, Mentre v'invita estatico Il regno ampio dei mari, Voi nei fraterni lari Vi lacerate il cuor. Piango su voi, sul placido Raggio del vostro clivo Là dove invan germoglia Il ramo dell'ulivo. Piango sulla mendace Festa dei vostri fior, E vo gridando: pace! E vo gridando: amor! AMELIA (a Fiesco): (Pace! lo sdegno immenso Raffrena per pietà! Pace! t'ispiri un senso Di patria carità) PIETRO (a Paolo): (Tutto fallì, la fuga Sia tua salvezza almen) PAOLO (a Pietro): (No, l'angue che mi fruga È gonfio di velen) GABRIELE: (Amelia è salva, e m'ama! Sia ringraziato il ciel! Disdegna ogni altra brama L'animo mio fedel) FIESCO: (O patria! a qual mi serba Vergogna il mio sperar! Sta la città superba Nel pugno d'un corsar!) CORO (fissando il Doge): Il suo commosso accento Sa l'ira in noi calmar; Vol di soave vento Che rasserena il mar. GABRIELE (offrendo la spada al Doge: Ecco la spada. DOGE: Questa notte sola Qui prigione sarai, finché la trama Tutta si scopra. - No, l'altera lama Serba, non voglio che la tua parola. GABRIELE: E sia! DOGE (con forza terribile): Paolo! PAOLO (sbucando dalla folla allibito): Mio Duce! DOGE (con tremenda maestà e con violenza sempre piu' formidabile): In te risiede L'austero dritto popolar, è accolto L'onore cittadin nella tua fede: Bramo l'ausiglio tuo... V'è in queste mura Un vil che m'ode e impallidisce in volto, Già la mia man l0 afferra per le chiome. Io so il suo nome... È nella sua paura. Tu al cospetto del ciel e al mio cospetto Sei testimon. - Sul manigoldo impuro Piombi il tuon del mio detto: Sia maledetto! e tu ripeti il giuro. (Con immensa forza) PAOLO (atterrito e tremante): Sia maledetto... (Orror!) TUTTI: Sia maledetto!!! ATTO SECONDO PROLOGO ATTO I ATTO II ATTO III SCENA I Stanza del Doge nel Palazzo Ducale in Genova. Porte laterali. Da un poggiolo si vede la città. Un tavolo: un 'anfora e una tazza. Annotta. Paolo e Pietro. PAOLO (a Pietro traendolo verso il poggiolo): Quei due vedesti? PIETRO: Sì. PAOLO: Li traggi tosto Dal carcer loro per l'andito ascoso, Che questa chiave schiuderà. PIETRO: T'intesi. (Esce) SCENA II Paolo PAOLO: Me stesso ho maledetto! E l'anatéma M'insegue ancor... e l'aura ancor ne trema! Vilipeso... reietto Dal Senato e da Genova, qui vibro L'ultimo strai pria di fuggir, qui libro La sorte tua, Doge, in quest'ansia estrema. Tu, che m'offendi e che mi devi il trono, Qui t'abbandono Al tuo destino In questa ora fatale... (Estrae un'ampolla, ne vuota il contenuto nella tazza) (Qui ti stillo una lenta, atra agonia... Là t'armo un assassino. Scelga morte sua via Fra il tosco ed il pugnale. SCENA III Detto, Fiesco e Gabriele dalla destra, condotti da Pietro, che si ritira. FIESCO: Prigioniero in qual loco m'adduci? PAOLO: Nelle stanze del Doge, e favella A te Paolo. FIESCO: I tuoi sguardi son truci... PAOLO: Io so l'odio che celasi in te. Tu m'ascolta. FIESCO: Che brami? PAOLO: Al cimento Preparasti de' Guelfi la schiera? FIESCO: Sì. PAOLO: Ma vano fia tanto ardimento! Questo Doge, abborrito da me Quanto voi l'abborrite, v'appresta Nuovo scempio... FIESCO: Mi tendi un agguato. PAOLO: Un agguato?... Di Fiesco la testa Il tiranno segnata non ha?... Io t'insegno vittoria. - FIESCO: A qual patto? PAOLO: Trucidarlo qui, mentre egli dorme. FIESCO: Osi a Fiesco proporre un misfatto? PAOLO: Tu rifiuti? FIESCO: Sì. PAOLO: Al carcer ten va. (Fiesco parte dalla destra; Gabriele fa per seguirlo, ma è arrestato da Paolo) SCENA IV Paolo e Gabriele. PAOLO: Udisti? GABRIELE: Vil disegno! PAOLO: Amelia dunque mai tu non amasti? GABRIELE: Che dici? PAOLO: È qui. GABRIELE: Qui Amelia! - PAOLO: E del vegliardo Segno è alle infami dilettanze. GABRIELE: Astuto Dimon, cessa... (Paolo corre a chiuder la porta di destra) Che fai? PAOLO: Da qui ogni varco t'è conteso. - Ardisci Il colpo... O sepoltura Avrai fra queste mura. (Parte frettoloso dalla porta sinistra, che si chiude dentro) SCENA V Gabriele GABRIELE (solo): O inferno! Amelia qui! L'ama il vegliardo!... E il furor che m'accende M'è conteso sfogar!... Tu m'uccidesti Il padre... tu m'involi il mio tesoro... Trema, iniquo... già troppa era un'offesa, Doppia vendetta hai sul tuo capo accesa. Sento avvampar nell'anima Furente gelosia; Tutto il suo sangue spegnerne L'incendio non potria; S'ei mille vite avesse, Se mieterle potesse D'un colpo il mio furor, Non sarei sazio ancor. Che parlo!... Ohimè!... Piango!... pietà, gran Dio, del mio martiro!... Pietoso cielo, rendilà, Rendila a questo core, Pura siccome l'angelo Che veglia al suo pudore; Ma se una nube impura Tanto candor m'oscura, Priva di sue virtù, Ch'io non la vegga più. SCENA VI Detto ed Amelia dalla sinistra. AMELIA: Tu qui?... GABRIELE: Amelia! AMELIA: Chi il varco t'apria? GABRIELE: E tu come qui? AMELIA: Io... GABRIELE: Ah sleale! AMELIA: Ah crudele!... GABRIELE: Il tiranno ferale... AMELIA: Il rispetta... GABRIELE: Egli t'ama... AMELIA: D'amor Santo... GABRIELE: E tu?... AMELIA: L'amo al pari... GABRIELE: E t'ascolto, Né t'uccido? AMELIA: Infelice!... mel credi, Pura io sono... GABRIELE: Favella. AMELIA: Concedi Che il segreto non aprasi ancor. GABRIELE: Parla - in tuo cor virgineo Fede al diletto rendi - Il tuo silenzio è funebre Vel che su me distendi. Dammi la vita o il feretro, Sdegno la tua pietà. AMELIA: Sgombra dall'alma il dubbio... Santa nel petto mio L'immagin tua s'accoglie Come nel tempio Iddio. No, procellosa tenebra Un ciel d'amor non ha. (S'ode uno squillo) Il Doge vien - scampo non hai - T'ascondi! GABRIELE: No. AMELIA: Il patibol t'aspetta. GABRIELE: Io non lo temo. AMELIA: Nell'ora stessa teco avrò morte... Se non ti move di me pietà. GABRIELE: Dite pietade?... (Tra sé) (Lo vuol la sorte... Si compia il fato... Egli morrà..) (Amelia nasconde Gabriele sul poggiolo) SCENA VII Detta e il Doge, ch'entra dalla destra leggendo un foglio. DOGE: Figlia!... AMELIA: Sì afflitto, o padre mio? DOGE: T'inganni... Ma tu piangevi. AMELIA: Io... DOGE: La cagion m'è nota Delle lagrime tue... Già mel dicesti... Ami; e se degno fia Dite l'eletto del tuo core... AMELIA: O padre, Fra' Liguri il più prode, il più gentile... DOGE: Il noma. AMELIA: Adorno... DOGE: Il mio nemico! AMELIA: Padre!... DOGE: Vedi qui scritto il nome suo?... congiura Coi Guelfi... AMELIA: Ciel!... perdonagli!... DOGE: Nol posso. AMELIA: Con lui morrò... DOGE: L'ami cotanto? AMELIA: Io l'amo D'ardente, d'infinito amor. O al tempio Con lui mi guida, o sopra entrambi cada La scure del carnefice... DOGE: O crudele Destino! O dileguate mie speranze! Una figlia ritrovo; ed un nemico A me la invola... Ascolta: S'ei ravveduto... AMELIA: Il fia... DOGE: Forse il perdono Allor... AMELIA: Padre adorato!... DOGE: Ti ritraggi - Attender qui degg'io l'aurora... AMELIA: Lascia Ch'io vegli al fianco tuo... DOGE: No, ti ritraggi... AMELIA: Padre!... DOGE: Il voglio... AMELIA (entrando a sinistra): (Gran Dio! come salvarlo?) SCENA VIII Il Doge e Gabriele nascosto. DOGE: Doge! ancor proveran la tua clemenza I traditori? - Di paura segno Fora il castigo. - M'ardono le fauci. (Versa dall'anfora nella tazza e beve) Perfin l'onda del fonte è amara al labbro Dell'uom che regna... O duol... la mente è oppressa... Stanche le membra... ahimè... mi vince il sonno. (Siede) Oh! Amelia..; ami... un nemico... (S'addormenta) GABRIELE (entra con precauzione, s'avvicina al Doge e lo contempla): Ei dorme!... quale Sento ritegno?... E riverenza o tema?... Vacilla il mio voler?... Th dormi, o veglio, Del padre mio carnefice, tu mio Rival... Figlio d'Adorno!... la paterna Ombra ti chiama vindice... (Brandisce un pugnale e va per trafiggere il Doge, ma Amelia, che era ritornata, va rapidamente a porsi tra esso ed il padre) SCENA IX Detti ed Amelia. AMELIA: Insensato! Vecchio inerme il tuo braccio colpisce! GABRIELE: Tua difesa mio sdegno raccende. AMELIA: Santo, il giuro, è l'amor che ci unisce, Né alle nostre speranze contende. GABRIELE: Che favelli?... DOGE (destandosi): Ah!... AMELIA: Nascondi il pugnale, Vien... ch'ei t'oda... GABRIELE: Prostrarmi al suo piede? DOGE (entra improvvisamente fra loro, dicendo a Gabriele): Ecco il petto... colpisci, sleale! GABRIELE: Sangue il sangue d'Adorno ti chiede. DOGE: E fia ver?... chi t'aprì queste porte? AMELIA: Non io. GABRIELE: Niun quest'arcano saprà. DOGE: Il dirai fra tormenti... GABRIELE: La morte, Tuoi supplizi non temo. AMELIA: Ah pietà! DOGE: Ah quel padre tu ben vendicasti, Che da me contristato già fu... Un celeste tesor m'involasti... La mia figlia... GABRIELE: Suo padre sei tu!!! Perdono, Amelia - Indomito Geloso amor fu il mio... Doge, il velame squarciasi... Un assassin son io.. Dammi la morte; il ciglio A te non oso alzar. AMELIA: (Madre, che dall'empireo Proteggi la tua figlia, Del genitor all'anima Meco pietà consiglia... Ei si rendea colpevole Solo per troppo amor) DOGE: (Deggio salvarlo e stendere La mano all'inimico? Sì - pace splenda ai Liguri, Si plachi l'odio antico; Sia d'amistanze italiche Il mio sepolcro altar) CORO (interno): All'armi, all'armi, o Liguri, Patrio dover v'appella - Scoppiò dell'ira il folgore; E notte di procella. Le guelfe spade cingano Di tirannia lo spalto - Del coronato veglio, Su, alla magion, l'assalto. AMELIA (corre alpoggiolo): Quai gridi?... GABRIELE: I tuoi nemici.. DOGE: Il so. AMELIA: S'addensa Il popolo. DOGE (a Gabriele): T'unisci a' tuoi... GABRIELE: Che pugni Contro dite?... mai più. DOGE: Dunque messaggio. Ti reca lor di pace, E il sole di domani Non sorga a rischiarar fraterne stragi. GABRIELE: Teco a pugnar ritorno, Se la clemenza tua non li disarmi. DOGE (accennando Amelia): Sarà costei tuo premio. GABRIELE E AMELIA: O inaspettata gioia! AMELIA: O padre! DOGE E GABRIELE (snudando le spade): All'armi! ATTO TERZO PROLOGO ATTO I ATTO II ATTO III SCENA I Interno del Palazzo Ducale. Di prospetto grandi aperture dalle quali sorgerà Genova illuminata a festa: in fondo il mare. Un capitano dei balestrieri, con Fiesco, dalla destra, poi dalla sinistra Paolo in mezzo alle guardie. GRIDA (interne): Evviva il Doge! ALTRE GRIDA: Vittoria! Vittoria! CAPITANO (rimettendo a Fiesco la sua spada): Libero sei: ecco la spada. FIESCO: E i Guelfi? CAPITANO: Sconfitti. FIESCO: O triste libertà! - (A Paolo:) Che?... Paolo?! Dove sei tratto? PAOLO (arrestandosi): All'estremo supplizio. Il mio demonio mi cacciò fra l'armi Dei rivoltosi e là fui colto; ed ora Mi condanna Simon; ma da me prima Fu il Boccanegra condannato a morte. FIESCO: Che vuoi dir? PAOLO: Un velen..., più nulla io temo, Gli divora la vita. FIESCO (a Paolo): Infame! PAOLO: Ei forse Già mi precede nell'avel!... CORO INTERNO: (Dal sommo delle sfere Proteggili, o Signor; Di pace sien foriere Le nozze dell'amor) PAOLO: Ah! orrore!! Quel canto nuzial, che mi persegue, L'odi?... in quel tempio Gabriello Adorno Sposa colei ch'io trafugava... FIESCO (sguainando la spada): Amelia?! Tu fosti il rapitor?! Mostro!! PAOLO: Ferisci. FIESCO (trattenendosi): Non lo sperar; sei sacro alla bipenne. (Le guardie trascinano Paolo fuori di scena) SCENA II Fiesco FIESCO (solo): Inorridisco!... no, Simon non questa Vendetta chiesi, d'altra meta degno Era il tuo fato. -Eccolo... il Doge. - Alfine È giunta l'ora di trovarci a fronte! (Si ritira in un angolo d'ombra) SCENA III Il Doge: lo precede il Capitano con un trombettiere, Fiesco in disparte. CAPITANO (al verone): Cittadini! per ordine del Doge S'estinguano le faci e non s'offenda Col clamor del trionfo i prodi estinti. (Esce seguito dal trombettiere) DOGE: M'ardon le tempia... un'atra vampa sento Serpeggiar per le vene... Ah! ch'io respiri L'aura beata del libero cielo! Oh refrigerio!... la marina brezza!... Il mare!... il mare!... quale in rimirarlo Di glorie e di sublimi rapimenti Mi si affaccian ricordi! - Il mare!... il mare!... Perché in suo grembo non trovai la tomba?... FIESCO (avvicinandosi): Era meglio per te! DOGE: Chi osò inoltrarsi?... FIESCO: Chi te non teme... DOGE (verso la destra chiamando): Guardie? FIESCO: Invan le appelli... Non son qui i sgherri tuoi - M'ucciderai, ma pria m'odi... DOGE: Che vuoi? (I lumi della città e del porto cominciano a spegnersi) FIESCO: Delle faci festanti al barlume Cifre arcane, funebri vedrai Tua sentenza la mano del nume Sopra queste pareti vergò. Di tua stella s'eclissano i rai; La tua porpora in brani già cade; Vincitor fra le larve morrai Cui la tomba tua scure negò. DOGE: Quale accento? FIESCO: Lo udisti un'altra volta. DOGE: Fia ver? - Risorgon dalle tombe i morti? FIESCO: Non mi ravvisi tu? DOGE: Fiesco!... FIESCO: Simone, I morti ti salutano! DOGE: Gran Dio!... Compiuto alfin di quest'alma è il desio! FIESCO: Come fantasima Fiesco t'appar, Antico oltraggio A vendicar. DOGE: Di pace nunzio Fiesco sarà, Suggella un angelo Nostra amistà. FIESCO: Che dici? DOGE: Un tempo il tuo perdon m'offristi... FIESCO: Io? DOGE: Se a te l'orfanella concedea Che perduta per sempre allor piangea, In Amelia Grimaldi a me fu resa, E il nome porta della madre estinta. FIESCO: Cielo!... perché mi splende il ver sì tardi? DOGE: Piangi?... Perché da me volgi gli sguardi?... FIESCO: Piango, perché mi parla In te del ciel la voce; Sento rampogna atroce Fin nella tua pietà. DOGE: Vien, ch'io ti stringa al petto, O padre di Maria; Balsamo all'alma mia Il tuo perdon sarà. FIESCO: Ahimè! morte sovrasta... un traditore Il velen t'apprestò. DOGE: Tutto favella, Il sento, a me d'eternità... FIESCO: Crudele Fato! DOGE: Ella vien... FIESCO: Maria... DOGE: Taci, non dirle... Anco una volta benedirla voglio. (S'abbandona sopra un seggiolone) SCENA ULTIMA Detti, Maria, Gabriele, Senatori, Dame, Gentiluomini, Paggi con torce, ... MARIA (vedendo Fiesco): Chi veggo!... DOGE: Vien... GABRIELE: (Fiesco!) MARIA (a Fiesco): Tu qui! DOGE: Deponi La meraviglia - In Fiesco il padre vedi Dell'ignota Maria, che ti die' vita. MARIA: Egli?... Fia ver?... FIESCO: Maria!... MARIA: Oh gioia! Dunque Gli odii funesti han fine!... DOGE: Tutto finisce, o figlia... MARIA: Qual ferale Pensier t'attrista sì sereni istanti? DOGE: Maria, coraggio... A gran dolor t'appresta... MARIA (a Gabriele): Quali accenti! oh terror! DOGE: Per me l'estrema Ora suonò! (Sorpresa generale) MARIA, GABRIELE: Che parli?... DOGE: Ma l'Eterno In tue braccia, o Maria, Mi concede spirar... MARIA, GABRIELE (cadendo a'piedi del Doge): Possibil fia?... DOGE (sorge, e imponendo sul loro capo le mani solleva gli occhi al cielo, e dice): Gran Dio, li benedici Pietoso dall'empiro; A lor del mio martiro Cangia le spine in fior. MARIA: No, non morrai, l'amore Vinca di morte il gelo, Risponderà dal cielo Pietade al mio dolor. GABRIELE: O padre, o padre, il seno Furia mi squarcia atroce... Come passò veloce L'ora del lieto amor! FIESCO: Ogni letizia in terra È menzognero incanto, D'interminato pianto Fonte è l'umano cor. DOGE: T'appressa, o figlia... io spiro... Stringi... il morente... al cor! ... CORO: Sì - piange, piange, è vero, Ognor la creatura; S'avvolge la natura In manto di dolor! DOGE: Senatori, sancite il voto estremo. - (I Senatori s'appressano) Questo serto ducal la fronte cinga Di Gabriele Adorno. - Tu, Fiesco, compi il mio voler... Maria!!! (Spira) MARIA GABRIELE (s'inginocchiano davanti al cadavere): O padre!... FIESCO (s'avvicina al verone circondato da'Senatori e paggi che alzano lefiaccole): Genovesi!... In Gabriele Adorno il vostro Doge or acclamate. VOCI (dalla piazza): No - Boccanegra!!! FIESCO: È morto... Pace per lui pregate!... (Lenti e gravi tocchi di campana. Tutti s'inginocchiano). F I N E |
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